Soda Water

Mi rendo conto rileggendo ciò che butto giù in queste pagine che per persone anche vagamente normali possa sembrare strano che io mi ricordi ogni dettaglio di voli presi dieci anni fa. O quanto scalo abbiamo fatto. O che compagnia abbiamo usato.

Ecco. Infatti non è che ho la memoria da Iron Woman. Per niente.

E’ che come vi ho detto già in precedenza, i viaggi per me sono diventati una passione talmente grande, che conservo gelosamente non solo souvenirs, foto e video. La mia mail è stracolma di cartelle divise per viaggi, dove ho conservato tutte le comunicazioni relative ad ogni destinazione. 

E’ una cosa da matti. Si. Lo so. Comunque non c’è scritto da nessuna parte che questo sia un diario di una Sana di mente.

Chi mi conosce personalmente lo sa.

Ma poi, soprattutto dopo tutto quello che stiamo passando, chi c’è rimasto di sano di mente? Ora, che le mie manie risalgano a molto tempo prima del Covid  e che questo le abbia semplicemente portate alla luce al “grande pubblico” è tutto un altro discorso.

Grazie alla mia cartella delle meraviglie, che per questo viaggio nominai “Thai2viagsametbkksamui” mi ricordo esattamente le date in cui ci siamo mossi tra le tre destinazioni scelte che erano per l’appunto “Koh Samet, Bangkok e Koh Samui”.

Nel primo dei racconti, che potete pescare con il nome “Partire dopo tanto tempo”, ho parlato delle brezza di fare un volo in Economy notturno senza scali. E SOPRATTUTTO della decisione di non farlo mai più. 

E infatti per questo volo, all’andata, ci è andata bene. Perciò, reduci da un viaggio decente, per non essere troppo riposati al primo giorno, usciti dall’aeroporto ci siamo buttati in un viaggio di tre ore in macchina in direzione di Koh Samet. Koh significa Isola. E isola significa “porcaputtanadevoprenderepureunabarca” e nel nostro caso specifico il  taxi boat. 

Il taxi boat è un mezzo della morte. Non voglio essere ripetitiva. Ma cazz*. Quei maledetti si divertono a provocare l’ infarto. Quando poi però arrivi all’isoletta, dopo esserti lasciato l’inverno alle spalle, e vedi il paradiso, te ne fotti del fatto che non esiste un molo e del dettaglio che per scendere dovrai buttarti vestita direttamente nell’acqua,lavandoti fino alla cintura. E te ne fotti anche se per la stanchezza, perdi l’equilibrio e davanti a un’intera spiaggia cadi di faccia nell’acqua. Sei arrivato in paradiso. Vaffanc*lo anche alle figure di merd*.

Giusto il tempo di segnalare il nostro arrivo sull’isola con il  “poliziotto dell’immigrazione“ locale, che semplicemente con un block notes si recava da ogni turista sceso dalle barche a chiedere nome, cognome e struttura di soggiorno, e via. 

Ci siamo piazzati per una settimana nel nostro bungalow (non fronte spiaggia stavolta..tiè!) in una struttura modesta, ma davvero accogliente della Wong Duean Beach. 

All’epoca la spiaggia non era nemmeno collegata da strade. Ora non lo so. E’ un isola piccola Samet, e so che comunque grandi centri non ci sono nemmeno ora. Ma all’epoca era davvero un bel posto. Vorrei tanto tanto tornarci. Anche se ho paura dei cambiamenti che potrei trovare.

La spiaggia era una di quelle classiche spiaggette di sabbia bianca, dove alle cinque di pomeriggio tutti i ristorantini dei locali iniziavano a montare i tavoli e le sedie per la cena. Dove potevi goderti il tramonto sdraiato sulla spiaggia, ed essere felice senza troppi fronzoli. E dove le donne locali imbastivano baldacchini sgangerati per offrire massaggi idilliaci a prezzi sconcertanti. 

Dove i bambini dei resort si trovavano a giocare e nuotare, e i genitori potevano stare tranquilli, che comunque qualcuno che ci buttava un occhio c’era. Era una spiaggia tranquilla. Oh che bello è stato!

In questo viaggio avevo ridimensionato LEGGERMENTE il carico di libri, ed ero arrivata compromesso mentale di leggere non più di un paio d’ore al giorno. Poi camminavamo tra le varie calette. Vic mi faceva scoprire i posti della sua infanzia. Mangiavamo gelati alla vaniglia. Giocavamo con il mio adorato mazzo di carte. 

Ho riscoperto anche una cosa bellissima che ha segnato la mia infanzia: la “Soda Water with lime”.

A quelli che mi dicono “ cioè acqua gasata e limone” dico “VADE RETRO SATANA TU NON SAI DI CHE PARLI”. 

Era la bevanda che bevevo sempre in India da piccola. Ma non si spiega a parole. E’ una soda diversa. Nè dolce , nè semplice come l’acqua gasata. E’ diversa. E qui non si trova.

Porca Loca.

To be continued…

7 commenti su “Soda Water”

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