Piccola parentesi cittadina

Passare da Bangkok senza farci una piccola tappa è un delitto. Almeno le prime volte.

Dopo una settimana a Koh Samet, avevamo programmato di farne un’altra a Koh Samui. Che è dall’altra parte della Thailandia. Ovviamente. Il modo più veloce per raggiungerla era tornare alla capitale e prendere un aereo. E così ci siamo fatti tre notti qui di nuovo. Questa volta, che ce lo dovevamo pagare noi, ci ho messo mesi a trovare l’albergo giusto. Se è pur vero che oggi come oggi, Booking e compagnia bella offrono tantissime soluzioni per trovare la sistemazione giusta ad un prezzo vantaggioso, è anche vero che trovarti di fronte ad una tale vestità di scelta ti manda in confusione.

Ancora mi ricordo però della soddisfazione provata, dopo tanta ricerca, di quell’offerta di cui io e Vic ci vantiamo ancora oggi. Un hotel (che da fuori tra l’altro puzzava di fogna e aveva l’ingresso peggio segnalato nella storia degli alberghi) in pieno centro, che nascondeva un deliziosissima terrazza con ristorante e piscina al trentesimo piano, in cui siamo riusciti a sistemarci in una Junior Suite ENORME, pagando una cosa come 70 euro in due per tre notti. Colazione inclusa.

Sebbene colazioni come quelle viste al viaggio precedente non ne abbia mai più trovate, era comunque un buffet di tutto rispetto.

Giunti in città, abbiamo scoperto e iniziato a utilizzare lo skytrain. Già, per girare Bangkok, niente taxi o tuk tuk, ma abbonamento alla metropolitana che là si trova, per l’appunto per aria. Era economica punto primo. Non rimanevi intasato nel traffico. Era rapidissima. E godevi del panorama dall’alto.

Niente tour preorganizzati con i taxisti, ma totale indipendenza di movimento. Assaporavo quasi per la prima volta i veri profumi della Thailandia, e della vita metropolitana. Immersi nel cibo da strada, nei rumori dei clacson incessanti, e nel caldo soffocante,  ci siamo fatti tanti km a piedi. 

Ci siamo persi per una giornata intera dentro al Palazzo Reale, dove addirittura i dipinti che rappresentavano i grandi eventi storici, erano realizzati con vernice dorata. Guglie dorate, templi dorati, il palazzo pure era dorato. Un tesoro inestimabile alla luce del sole. Era abbagliante da quanto fosse bello, e da quanto trasudasse ricchezza.

Io e Vic, che con quel caldo torrido, uscivamo dall’hotel in tenuta estiva, ci siamo poi trovati a visitare cotanta bellezza conciati come due ebeti. Altro che “vai in vacanza e ti metti tutta figa per le foto”, all’epoca Instagram non esisteva ancora. O per lo meno, io che arrivo dalle montagne, ancora non lo conoscevo. Anzi, c’era Facebook che stava spopolando e ancora non era invaso da settantenni arrapati. 

Quando all’entrata del Palazzo Reale, ci dissero che per i luoghi sacri dovevamo coprirci gambe e braccia, mica ci avevo pensato che queste foto sarebbero poi stati i ricordi che mi sarei portata dietro tutta la vita. E che magari sarebbero finite pure su Internet. E quindi, noi che avevamo in borsa solo i maglioni, abbiamo pescato dalla bancarella lì a fianco, le due paia di pantaloni che costavano meno.

E così Vic è andato in giro tutto il giorno sembrando un imbianchino. E io, boh. Non so neanche cosa sembrassi. Se nel primo viaggio avevo avuto la decenza di non immortalarmi negli stati più pietosi, ecco qui non me lo sono manco risparmiato.

Piccola parentesi doverosa. Se girate il sud est asiatico prendetevi l’abitudine di tenervi una maglia sempre con voi anche se fa caldo. Là sono dei pazzi. In tutti i luoghi pubblici, trasporti pubblici, e taxi , tengono l’aria condizionata a -200 °. E non so se riuscite a rendervi conto solo leggendo, che passare dai 45° con tasso di umidità 1000% , dove magari state pure camminando da ore sotto il sole tutti belli sudaticci, a un freezer, non è troppo salutare. Io, che soffro gli sbalzi di temperatura, viaggiavo con mega borse con dentro sciarpa pesante, sciarpa più leggera e maglioncino.  Un mal di schiena che manco ve lo dico.

Ad ogni modo a quanto pare a me ‘sti pantaloni mezzi Hippy, all’epoca piacevano, perchè me li sono messi pure il giorno dopo per andare al centro commerciale. 

Nel lontano 2011, noi che veniamo da cittadine di provincia, ancora non eravamo abituati a centri commerciali grandi. 

Mi ricordo di quando ero piccola, che la mia amica di infanzia mi invitava con la sua famiglia alla gita “mensile” al centro commerciale più vicino. Eh sì, i suoi genitori una volta al mese andavano a fare la spesa al “supermercato grosso” e ci portavano con loro, lasciandoci scorrazzare per quella che, all’epoca mi sembrava una galleria enorme. 

Vi dico com’è oggi. Si tratta della Bennet a poco più di 20 km di distanza (che all’epoca mi sembravano 200) , dove ci stanno si e no ancora tre negozietti aperti , un’esposizione di materassi, una parafarmacia e l’immancabile catena di dentisti che propaga da qualche anno ovunque.

Quando sono entrata al  Siam Paragon a Bangkok, mi sono sentita una piccola formichina.

Dopo una buona mezza giornata a girare per negozi, esposizioni di macchine, aree luxury, e addirittura acquari, ero stravolta. 

Per ultimo avevamo tenuto la Food Court ovviamente. Che figata. Un’infinita area di ogni tipo di ristorantino. 

Se ci penso mi viene fame. 

Mi ricordo ancora esattamente cosa abbiamo mangiato. Ho assaggiato per la prima volta nella mia vita il Messicano. Maaaammmaaaa mia che roba. Se ci penso mi lecco le dita. Altro che l’Old Wild West. Senza offesa. Nulla a che vedere con quello mangiato li.

Che palle.

Stacco. Vado a prepararmi un po di Chilli. Mi è venuta voglissima.

To be continued..

28 commenti su “Piccola parentesi cittadina”

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